Civile

Il ripensamento unilaterale del coniuge non preclude l’accoglimento della domanda congiunta di divorzio

Così decide la Cassazione con ordinanza n. 19540/18, depositata il 24 luglio. Il fatto. Il Tribunale di Pescara in primo grado rigettava la domanda congiunta di divorzio promossa dai due coniugi rilevando che all’udienza di comparizione dei coniugi la moglie aveva revocato il consenso precedentemente prestato. La Corte d’Appello de L’Aquila confermava la sentenza di primo grado per cui la decisione viene impugnata con ricorso in Cassazione dell’originario richiedente. Accoglie il ricorso la Cassazione ricordando, come sostenuto dal ricorrente, che in tema di divorzio a domanda congiunta l’accordo tra i coniugi ha natura meramente ricognitiva “con riferimento ai presupposti necessari

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Indennizzo anche se il processo troppo lungo porta alla prescrizione

L’equa riparazione deve essere concessa alla vittima di un processo troppo lungo anche quando la durata eccessiva del processo determina l’estinzione del reato per prescrizione. E’ la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, ad affermarlo con l’ordinanza n. 28784 deposita il 9 novembre. In effetti un uomo condannato in primo grado per il reato di lesioni personali ricorre in appello. La Corte d’Appello dopo 7 anni dichiara non doversi procedere per sopravvenuta prescrizione per cui si rivolge alla Corte d’Appello per ottenere un’equa riparazione in base alla legge n. 89/2001. La Corte accoglie il ricorso ma il Ministero fa ricorso

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Intervento di Trump per bloccare la concessione dell’asilo a chi entra irregolarmente dal confine con il Messico

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha adottato, il 9 novembre, un decreto presidenziale per impedire la concessione dell’asilo a cittadini stranieri, per lo più sudamericani, che entrano irregolarmente attraverso il confine con il Messico sul suolo Usa. Ad avviso di Trump, l’arrivo di un alto numero di stranieri senza documenti di ingresso minaccia l’integrità delle frontiere, oltre a richiedere un ampio utilizzo di risorse per la sorveglianza e la detenzione degli stranieri in situazione di irregolarità. Nel documento si precisa che ben pochi di coloro che arrivano attraverso la frontiera messicana hanno diritto all’asilo. Di qui la decisione

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Omesso versamento dell’assegno di mantenimento: l’ex marito deve risarcire il danno

Così ha affermato il Tribunale di Roma con la sentenza n. 17144/18, depositata il 12 settembre.  Il fatto. Il Tribunale di Roma veniva adito da una donna per sentir condannare l’ex marito al risarcimento dei danni patiti per il mancato adempimento degli obblighi di mantenimento nei suoi confronti ed in quelli dei 4 figli minori, oltre che per lesione della sua dignità e del suo onore con minacce ed offese. L’attrice deduceva che l’ex marito si era reso sistematicamente inadempiente nel versamento dell’assegno divorzile e di mantenimento fissato dal giudice per cui aggiungeva di aver già avviato azione esecutiva per

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Illegittimo il licenziamento del lavoratore condannato per maltrattamenti in famiglia

Condannato per maltrattamenti ai danni dei familiari. Questa “macchia” sulla fedina penale è però limitata a un ambito strettamente privato, e non può quindi avere ripercussioni sul fronte lavorativo. Di conseguenza, i Giudici del Palazzaccio hanno confermato la decisione con cui in appello è stata dichiarata l’illegittimità del licenziamento di un dipendente di Rete Ferroviaria Italiana S.p.a., inquadrato come “capo stazione”(Cass. Sentenza n. 21958/18, Sez. Lavoro, depositata oggi). In secondo grado i giudici, pur prendendo atto delle “condanne penali” nei confronti dell’uomo per “maltrattamenti familiari”, ritengono tali condotte censurabili ma “inidonee ad incidere sul rapporto” con l’azienda. Pronta la replica

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Vivere in Italia è un requisito inderogabile per la pensione di invalidità

(Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ordinanza n. 21901/18; depositata il 7 settembre). Ai sensi dell’art. 10-bis, comma 1, del Regolamento (CEE) n. 1408/1971, come modificato dal Regolamento (CEE) n. 1247/1992, “le prestazioni speciali in denaro, sia assistenziali che previdenziali, ma non aventi carattere contributivo non sono esportabili in ambito comunitario, e sono erogate esclusivamente nello Stato membro in cui i soggetti interessati risiedono ed ai sensi della sua legislazione”. Di conseguenza in Italia non è dovuta la pensione di invalidità civile al cittadino residente all’estero, come di recente riaffermato da questa Corte (sentenza 7914/2017). Novembre 2018 Fonte: D. e G.

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Manca la firma del giudice sulla copia autentica: decreto ingiuntivo inesistente?

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22077/18; depositata l’11 settembre. Nel giudizio di merito, il decreto ingiuntivo è stato ritenuto inesistente e, conseguentemente, la domanda di ammissione allo stato passivo è stata respinta in quanto la copia del decreto ingiuntivo posto a base dell’istanza di insinuazione, era priva della sottoscrizione del Giudice. Il creditore ha, presentato ricorso per cassazione, evidenziando l’erroneità della decisione impugnata laddove ha ritenuto non operante la presunzione di conformità all’originale della copia del decreto ingiuntivo; depositato presso la Cancelleria del Tribunale e contenente, sotto l’indicazione “il Pretore”, una sottoscrizione mai contestata.

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Ripercussioni fisiche post vaccino antipolio: riconosciuto il diritto all’indennizzo

Serissime ripercussioni fisiche manifestatesi subito dopo la vaccinazione antipolio. A pagare per i gravi problemi di salute subiti dal bambino – oramai diventato adulto – è il Ministero della Salute, condannato a risarcire la madre che ha presentato domanda ad hoc in qualità di tutrice del figlio. (Cassazione, ordinanza n. 22078/2018, Sezione Lavoro, depositata oggi). La drammatica vicenda ha origine nel lontano ottobre del 1961. All’epoca il bambino viene sottoposto alla “vaccinazione antipolio (tipo Salk)”. Pochi giorni dopo, però, egli è vittima di un malore, e la situazione va purtroppo peggiorando nel tempo: i genitori debbono prendere atto delle patologie

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Rilevanza della colpa lieve per il calcolo dell’indennità di riparazione per ingiusta detenzione

Sul tema la Cassazione con sentenza n. 39159/18, depositata il 29 agosto, ha ribadito la natura indennitaria e non risarcitoria del ristoro per ingiusta detenzione, ricordando che il limite massimo della somma che può essere concessa è previsto dall’art. 315, comma 2, c.p.p.. Tuttavia l’ammontare della riparazione può discostarsi dal mero calcolo aritmetico dei giorni di detenzione “allorquando la lesione si palesi divergente e più grave rispetto alle normali conseguenze determinate di ingiusta ed incolpevole detenzione” (Cass. n. 10123/11; Cassa n. 10690/10). L’applicazione dei citati principi è complessa quando entra in gioco la questione relativa alla determinazione dell’importo dell’indennità di

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Il diritto all’equa riparazione per la durata irragionevole del processo

Domanda di equa riparazione per irragionevole durata del processo rigettata dai Giudici di merito. Le ragioni del rigetto sono l’assenza di patema d’animo, l’esiguità della posta in gioco, il tempo non elevato del giudizio presupposto, la consapevolezza dell’infondatezza della pretesa, gli orientamenti contrari e la natura collettiva del procedimento. Tutti i citati motivi sono ritenuti dalla Cassazione contrastanti con i consolidati principi in materia. Sul tema la Suprema Corte con ordinanza n. 21421/18, depositata il 30 agosto, ha ritenuto fondato il ricorso in quanto i Giudici di merito nel rigetto dell’istanza di equa riparazione non hanno rispettato i consolidati principi

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Domanda di protezione internazionale

Nel caso in cui la Commissione territoriale rigetta la domanda di protezione internazionale in pendenza del giudizio di opposizione avverso quel provvedimento negativo – ai sensi del comma 3° dell’art. 35 bis  d. lgs. 25/2008 “la proposizione del ricorso sospende l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato” anche con riferimento alla successiva fase di impugnazione davanti alla Corte di Cassazione tutte le volte in cui il giudice di primo e unico grado abbia rigettato la domanda dell’interessato. Così si è espresso il Tribunale di Roma con ordinanza depositata il 20 agosto u.s.. “Tanto prevede – scrive il Tribunale – il comma 13

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Compensazione delle spese legali

Un tema, quello della decisione di compensare le spese di lite e della relativa motivazione rispetto al quale il legislatore è intervenuto con lo scopo di ridurre la discrezionalità del giudice sul presupposto che la condanna alle spese (ovvero la scelta della compensazione) sul presupposto che la parte vittoriosa non può rimanere esposta all’onere delle proprie spese processuali. E così, vigente l’art. 92 c.p.c. nella formulazione che consentiva la compensazione “per giusti motivi” questi ultimi dovevano essere “esplicitamente indicati nella motivazione” dando conto – precisarono le Sezioni Unite nel 2008 – di quali fossero le considerazioni giuridiche o di fatto

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Attività stragiudiziale e liquidazione del compenso dell’avvocato, tra usi e tariffe

In tema di liquidazione del compenso professionale per attività stragiudiziale possono essere applicati vari criteri di determinazione, tra tutti ha carattere preferenziale la convenzione intervenuta tra le parti. Solo in mancanza di quest’ultima, e, in ordine successivo, il compenso va determinato in base alle tariffe e, poi, agli usi. La vicenda: Il Tribunale di Venezia rigetta la domanda di un avvocato volta ad ottenere la condanna del convenuto al pagamento del compenso professionale per l’assistenza nella composizione stragiudiziale di una vertenza conseguente ad un sinistro stradale. La Corte d’Appello, adita dall’avvocato soccombente, rigetta l’impugnazione osservando che l’importo originariamente corrisposto doveva

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Ancora sulla compensazione delle spese

Sul tema si è pronunciata la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 21243/18, depositata il 28 agosto, ha rigettato il ricorso proposto da un avvocato avverso il provvedimento con cui il Tribunale di Milano accoglieva la sua istanza di liquidazione del compenso di gratuito patrocinio, liquidato in euro 3.627,00. Con il ricorso in Cassazione veniva dedotta anche la violazione dell’art. 91 c.p.c. (Condanna alle spese). La Corte ricorda che l’art. 92 c.p.c. legittima la compensazione delle spese processuali, in assenza di reciproca soccombenza, solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni, da specificare di volta in volta in via

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Abbandono del tetto coniugale e diritto all’assegno di mantenimento

In un caso di abbandono del tetto coniugale da parte della coniuge che ha portato con sé la prole, la Cassazione (Cass., ord. n. 21272/18 Sez. VI Civ.) ha riconosciuto il suo diritto ad un corposo assegno di mantenimento per sé e i figli. Decisiva, secondo i giudici, la sua precaria condizione economica, testimoniata dalla perdita di un lavoro “in nero” e della scelta obbligata di andare a vivere a casa della madre. Tenendo conto anche dell’accertata florida situazione economica del coniuge che, secondo i giudici, ha parzialmente occultato le proprie disponibilità, non producendo le ultime dichiarazioni dei redditi e

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Fallimento aperto nel lontano 1995: qual’e’ il dies a quo per l’equa riparazione?

Sul tema la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 21200/18 – depositata il 27.8 – premesso che l’art. 6 CEDU include tra i procedimenti anche quelli fallimentari – ha precisato che occorre aver riguardo – quale dies a quo – al decreto col quale ciascuno dei creditori sia stato ammesso al passivo, rimanendo invece irrilevante il momento in cui il presunto creditore ha proposto domanda di insinuazione precisando il Collegio che “solo dal momento di ammissione al passivo i creditori, effettivamente riconosciuti come tali, subiscono gli effetti dell’irragionevole durata dell’esecuzione fallimentare, rimanendo per gli stessi irrilevante la durata pregressa della

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Affitto stanze e regolamento condominiale

Il Tribunale di Milano – Sez. XIII^ CIV – con sentenza n. 1947 del 22.2.2018 ha ritenuto che “in tema di condominio di edifici e nell’ipotesi di violazione del divieto contenuto nel regolamento contrattuale di destinare i singoli locali di proprietà esclusiva del condominio a determinati usi, il condominio può richiedere la cessazione della destinazione abusiva sia al conduttore che al proprietario locatore”. Aggiunge il Tribunale che “il proprietario di un immobile all’interno del condominio è obbligato al rispetto del regolamento condominiale ed è responsabile di fronte alla collettività condominiale della violazione del regolamento anche se operata dal conduttore del

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Patto di quota lite nullo

La Cassazione, II Sez. Civ. – con sentenza n. 20069/18 – depositata il 30.7 u.s.,  è tornata ad occuparsi del “patto di quota lite” chiarendo quali sono le conseguenze di una eventuale nullità di un patto del genere. Secondo gli Ermellini, la nullità del patto di quota lite concerne solo la clausola relativa per cui, se l’attività professionale è portata a termine, questa deve essere liquidata scondo il rinvio alle tariffe professionali vigenti per cui è vero che il legale non potrà pretendere il compenso come determinato mediante il patto di quota lite ma avrà azione per ottenere, se non

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Come va determinato il compenso dei professionisti

Con sentenza n. 20428/18 depositata il 2.8, la Corte di Cassazione – 3° Sez. Civ. – ha stabilito che “nella disciplina delle professioni intellettuali, il compenso va determinato in base alla tariffa e adeguato all’importanza dell’opera solo ove non sia stato liberamente pattuito, in quanto l’art. 2233 c.c. pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di sua determinazione, attribuendo rilevanza, in primo luogo, alla convenzione intervenuta fra le parti e poi, esclusivamente in mancanza di quest’ultima e in ordine successivo, alle tariffe e agli usi e, infine, alla determinazione del Giudice, mentre non operano i criteri di

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Legittimità costituzionale decreto Minniti

Con sentenza n. 17717/2008 la Corte di Cassazione ha sostenuto inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del decreto Minniti rigettando sul punto il ricorso presentato. Ma nello stesso tempo la 1° Sez. Civ. ha riaffermato il principio di diritto, disatteso nel caso esaminato che “in materia di protezione internazionale, ai sensi art. 35 bis del d. lgs. n. 25/2008, come inserito nel d.l. n. 13/2017, convertito con modificazioni della legge n. 46/17, ove non sia disponibile la video registrazione con mezzi audiovisivi dell’audizione del richiedente la protezione internazionale dinanzi alla Commissione Territoriale, il Tribunale, chiamato a decidere il ricorso avverso

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