Atti sessuali con minore, attenuante e sospensione ordine di esecuzione

La Prima Sezione Penale della Suprema Corte ha ribadito l’orientamento secondo il quale l’ordine di esecuzione per il reato di cui all’art. 609-quater non può essere sospeso neppure quando ricorra l’attenuante del fatto di minore gravità in ragione della natura della persona offesa il che rende legittimo l’opzione opposta nel caso di violenza sessuale di minore gravità ex art. 609-bis del codice penale:  in conseguenza è stata annullata l’ordinanza della Corte di Appello di Bologna che aveva a sua volta annullato l’ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale.

Devo dire che questa interpretazione non mi convince affatto se non altro perché gli atti sessuali di cui all’art. 609-quater sono per definizione consensuali anche se il consenso deve reputarsi invalido e tamquam non esset con minori infraquattordicenni e minori infrasedicenni nei casi di relazione qualificata con la persona offesa.

Filippo Poggi

Revirement (anzi, ritorno all’antico) della Suprema Corte di Cassazione – Le garanzie dell’art. 103 cpp si estendono anche se il legale è indagato

La Seconda Sezione Penale con questa splendida sentenza emessa da un collegio presieduto da un grande giurista come Piero Messini D’Agostini, ha nitidamente scolpito il principio di diritto per cui la funzione difensiva non sarebbe tutelata, con conseguente inevitabile vulnus dell’art. 24 Cost., se le garanzie previste dall’art. 103 c.p.p. (autorizzazione del Giudice, avviso al Presidente del COA, presenza personale del magistrato durante le operazioni di perquisizione e sequestro) non fossero operanti nel caso in cui lo stesso difensore è indagato o imputato, riprendendo l’insegnamento dell’unica pronuncia delle SU Penali in materia ossia la sentenza SU 12/11/1993 Pres. Brancaccio – Est. Lattanzi n. 25/1994.

Filippo Poggi

Guida in stato di ebbrezza sostituzione della pena ex art. 186, comma 9-bis cds e esecuzione della sanzione amministrativa

In questa sentenza appena depositata della Quarta Sezione Penale la Suprema Corte ha confermato la sentenza del GIP di Ravenna che applicando la pena per guida in stato di ebbrezza convertita in lavoro di pubblica utilità ha disposto la sospensione dell’esecuzione della sanzione amministrativa della patente di guida per la durata della metà rispetto a quanto determinato (ovvero la porzione che non dovrà essere eseguita in caso di positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità).

La sentenza non convince anche perché sembra dare per scontato che la statuizione di condanna non possa essere modificata: la norma prevede che il lavoro di pubblica utilità possa essere disposto dal giudice quando non vi sia espressa opposizione da parte dell’imputato, all’esito del dibattimento, del giudizio abbreviato, in caso di decreto penale di condanna o di applicazione della pena su richiesta della parti. Se in questi ultimi due casi è abbastanza evidente che la decisione sarà presto definitiva col passaggio in giudicato o l’esecutività (anche se nulla toglie che venga proposto ricorso per cassazione come nel caso in questione), non si riesce davvero a comprendere perché la sanzione amministrativa della sospensione della patente dovrebbe essere eseguita almeno pro quota in pendenza di appello o ricorso per cassazione, unico caso di sanzione eseguibile prima del passaggio in giudicato della sentenza di condanna (le misure cautelari in materia sono come è noto di esclusiva competenza del Prefetto).

Quid juris in caso di assoluzione in appello? Si avrebbe una sanzione amministrativa eseguita anticipatamente in modo del tutto illegittimo. In violazione dell’art. 27 Cost. atteso che è ormai assodato che per la Corte Edu sanzioni molto incisive sulla libertà di circolazione attengono senz’altro alla “materia penale”.

E del resto il codice della strada prevede che la sentenza debbano essere comunicate dalla cancelleria delle giudice alla Prefettura competenze solo quando irrevocabili ex art. 220 cds.

In definitiva pare che in caso di giudizio dibattimentale o abbreviato la sanzione amministrativa della sospensione della patente non possa essere eseguita neppure in parte prima del giudicato. E lo stesso dovrebbe valere anche per gli altri riti anche se di fatto il passaggio in giudicato almeno statisticamente sarà di poco seguente alla pronuncia di condanna.

Del resto il codice ha previsto un intervento del solo giudice dell’esecuzione, anche di ufficio in deroga alla regola generale, (la cui decisione è  l’unica non sospesa in caso di ricorso per cassazione) per la riduzione della sanzione amministrativa della sospensione della patente e per la revoca della confisca del veicolo, non pare ci sia spazio per altri interventi del giudice della cognizione.

Filippo Poggi

Obbligo di dimora e legittimo impedimento – Impugnazione del rigetto di revoca sequestro probatorio

In allegato la sentenza della Quinta Sezione Penale che afferma perentoriamente che anche in caso di obbligo di dimora spetta al giudice procedente assicurare la presenza dell’imputato in udienza disponendo anche di ufficio le necessarie autorizzazioni, diversamente l’imputato è da considerare legittimamente impedito con nullità della sentenza.

E’ stata rimessa dalla Terza Sezione Penale alle Sezioni Unite la questione della mancanza di un rimedio in caso di richiesta di revoca del sequestro probatorio presentato nella fase dell’udienza preliminare: le Sezioni Unite si pronunceranno il 26/1/2023 per stabile se l’interessato possa presentare appello ovvero ricorso per cassazione.

Filippo Poggi

Revoca o sostituzioni delle misure cautelari e facoltà di intervento/impugnazione della persona offesa

Le Sezioni Unite della Suprema Corte con la sentenza depositata oggi (Presidente Bricchetti Estensore Aprile) hanno stabilito, aderendo all’orientamento in giurisprudenza minoritario, che in caso di revoca o sostituzione della misura cautelare applicata per reati commessi con violenza alla persona, fermo restando che la richiesta è inammissibile ove non previamente notificata alla persona offesa ovvero al suo difensore nominato, una volta che tale notifica sia stata effettuata regolarmente, non è nulla l’ordinanza del Giudice che provveda senza attendere i due giorni concessi alla persona offesa per fare pervenire memorie e di conseguenza è inammissibile il ricorso per cassazione della persona offesa per dedurre questa violazione in mancanza di una norma che preveda tale impugnazione, la violazione è sfornita di sanzioni processuali e si colloca nell’ambito delle irregolarità sanzionate solo (si fa per dire) ex art. 124 c.p.p.

Nel condividere personalmente le conclusioni della Suprema Corte, in quanto di sarebbero attribuite alla persona offese diritti e facoltà in tema cautelare che nel nostro ordinamento non possono che spettare che al Pubblico Ministero (infatti la sentenza osserva che in caso di mancato rispetto della norma la persona offesa può sollecitare l’impugnazione del PM che in ogni caso deve rispondere con decreto motivato) mi pare che per il Giudice sarebbe assai rischioso (da un punto di vista quantomeno disciplinare) in un materia tanto delicata non attendere scrupolosamente al termine concesso alla persona offesa il cui contributo conoscitivo appare imprescindibile, specie ove una misura frettolosamente attenuata potesse condurre a violenze commesse dall’indagato in danno della persona offesa il cui diritto di intervento fosse stato pretermesso.

Filippo Poggi

Dolo nel tentato omicidio

E’ stata confermata la sentenza di condanna emessa dal GUP di Forlì e confermata dalla Corte di Appello censurata in Cassazione quanto al ritenuto dolo di tentato omicidio che invece era stato correttamente ritenuto sulla base del fatto che l’animus necandi deve essere in primo luogo accertato tramite l’idoneità degli atti con una prognosi formulata ex post.

Filippo Poggi

Modalità di rinuncia alla prescrizione

La Suprema Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di appello di Bologna che de plano aveva dichiarato la prescrizione del reato senza tenere conto che in atti vi era atto di formale rinuncia alla prescrizione.

Quanto alle modalità di presentazione di tale atto di rinuncia la Corte ricorda che la dichiarazione diventa irrevocabile una volta portata alla conoscenza del Giudice se la prescrizione è già maturata, mentre se il termine di prescrizione non è ancora decorso tale dichiarane è inefficace fino al maturarsi di detto termine e nel frattempo può essere revocata. La dichiarazione può essere formulata anche dal difensore purché munito di apposita procura speciale.

Filippo Poggi

Truffe online e luogo di consumazione del reato

La Suprema Corte in accoglimento del ricorso della difesa ha annullato la sentenza del Tribunale di Ravenna e della Corte di Appello di Bologna disponendo la trasmissione degli atti al PM.

La competenza territoriale nelle truffe on line si radica nel luogo in cui l’imputato consegue il profitto e non nel luogo in cui la persona offesa effettua la disposizione patrimoniale.

L’orientamento si è consolidato dal 2016, spiace constatare come un certo incaponimento dei giudici di merito abbia condotto alla dichiarazione di incompetenza territoriale solo in Cassazione con ormai sicura prescrizione del reato.

Filippo Poggi

L’attenuante 62 n. 4 è applicabile a qualunque reato determinato da motivi di lucro

Tale decisione non è in linea con le citate Sezioni Unite che, risolvendo un contrasto interpretativo, hanno affermato che la circostanza attenuante del lucro e dell’evento di speciale tenuità di cui all’art. 62, n. 4, cod. pen. è applicabile, indipendentemente dalla natura giuridica del bene oggetto di tutela, ad ogni tipo di delitto commesso per un motivo di lucro, ivi compresi i delitti in materia di stupefacenti ed è compatibile con la fattispecie di lieve entità, prevista dall’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Sez. U, n. 24990 del 30/01/2020, Dabo, Rv. 279499).

Esclusa l’incompatibilità logica e normativa tra la fattispecie di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990 e l’attenuante del lucro/offesa di speciale tenuità, il riconoscimento di tale attenuante resta affidato ad una puntuale ed esaustiva verifica, della quale il giudice di merito deve offrire adeguata giustificazione, che dia consistenza sia all’entità del lucro perseguito o effettivamente conseguito dall’agente, che alla gravità dell’evento dannoso o pericoloso prodotto dalla condotta considerata.

La sentenza impugnata va, pertanto, annullata con rinvio alla Corte d’appello di Perugia affinchè si pronunci» sulla richiesta delle parti di applicazione dell’art. 62 n. 4 cod.pen. alla luce dei principi enunciati dalle citate Sezioni Unite.

Screenshot

La Quinta Sezione Penale ha ribadito la piena utilizzabilità degli screenshot quali prove di natura documentale se estrapolate dai uno dei partecipanti alla conversazione e comunque ammessi ad assistervi (confermata la sentenza del Tribunale di Forlì).

Tribunale del riesame e motivazione del sequestro preventivo

La Quinta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio (motivazione depositata il 22-06-2022) l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Forlì che aveva rigettato l’istanza della difesa relativo al sequestro di una patente tunisina asseritamente falsa ma di cui in udienza si era prodotta l’attestazione consolare del suo effettivo rilascio all’indagato, di talché risultava difficilmente comprensibile la motivazione che avrebbe indotto l’imputato a confezionarne una falsa.

La Cassazione ha ritenuto che carenza motivazionale fosse talmente grave da integrare il vizio di violazione di legge per cui è possibile ricorrere contro i provvedimenti cautelari reali.

Mi complimento per questo brillante risultato con l’amico e collega Avv. Alessandro Russo che se vorrà potrà darci qualche altro dettaglio sulla vicenda.

Filippo Poggi

Ebbrezza accertamento e prescrizione del reato

Una interessante ordinanza della Settima Sezione Penale che ha dichiarato inammissibile un ricorso relativo ad un reato pacificamente prescritto alla data del 04-06-2021.

La Corte ha scritto un piccolo trattato sull’onere della prova che incombe sul ricorrente ove voglia dimostrare una assunzione alcolica avvenuta nel periodo intermedio tra incidente e misurazione del tasso alcolemico (nel caso di specie erano intercorse circa due ore), inoltre la curva di Widmark sembra non potere di per se sola offrire un grado di affidabilità tale per mettere in dubbio i dati dell’etilometro (se non tramite una consulenza – aggiungo io – che dia conto delle specifiche caratteristiche fisiche e metaboliche dell’imputato). La Corte aggiunge che al momento della rilevazione il tasso alcolemico era in discesa quindi la fase di massimo assorbimento superata, di talché al momento dell’incidente il grado alcolemico doveva addirittura reputarsi superiore.

Filippo Poggi

Rassegna di diritto penale dell’ambiente

In questa mini rassegna di alcune recentissime sentenze delle Terza Sezione Penale in tema di diritto dell’ambiente, urbanistico e paesaggistico non si può fare a meno di notare un notevole rigore sanzionatorio nelle sentenze esaminate.

Le questioni sostanziali e processuali anche non direttamente rientranti nella materia sono risolte in malam partem come il ribaltamento della assoluzione da parte del giudice di appello dopo che il Tribunale aveva riconosciuto la causa di non punibilità ex art. 131-bis del codice penale non necessità di rinnovazione istruttoria (inoltre viene ribadito che la richiesta ex art. 131-bis non può essere proposta per la prima volta in Cassazione). In ordine al principio di autosufficienza del ricorso nonostante la norma di cui all’art. 165 disp. att. c.p.p. si afferma che se la cancelleria non ha provveduto deve provvedere il ricorrente e se non lo ha fatto il motivo di ricorso non è ammissibile. Insomma chi fa da sé fa per tre, al solito.

Filippo Poggi

Le motivazioni della Cassazione sul rigetto del ricorso di Costante Alessandri

La motivazione della Cassazione sulle ventennale indagine nei confronti di Costante Alessandri (sentenza di primo grado emessa 19 anni dopo i fatti) condannato per omicidio della moglie senza che il cadavere di lei sia mai stato ritrovato.

Molto discutibile la questione della “confessione stragiudiziale” che già molti anni fa fu ritenuta inattendibile dal Tribunale del Riesame e che la Corte di Appello reputa una prova non essenziale “non tanto e non solo” valorizzando il restante complesso indiziario (affermazione che non mi persuade).

Una vicenda che mi ha sempre persuaso poco per la estrema debolezza della prova indiziaria (nonché per le forzature del processo mediatico ad opera di una nota trasmissione televisiva che non brilla per obiettività), opinione che non mi sembra di dover mutare leggendo queste motivazioni (le motivazioni sul mancato ritrovamento del corpo sono quanto mai vaghe).

Sia chiaro che si tratta di semplici impressioni personali non avendo mai avuto parte nella vicenda né avuto a disposizione gli atti di causa.

Filippo Poggi

Commisurazione della sanzione amministrativa e ricorso per cassazione

In questa interessante sentenza della Quarta Sezione Penale (presidente Dovere l’estensore della sentenza sul disastro di Viareggio) è stato affermato chiaramente che la durata della sospensione della patente di guida deve essere effettuata in base ai parametri dell’art. 218, comma 2 del codice della strada (entità del danno apportato, gravità della violazione commessa, pericolo che l’ulteriore circolazione potrebbe cagionare)  e non dell’art. 133 del codice penale che regola appunto la commisurazione della pena.

La Suprema Corte inoltre ha annullato parzialmente la sentenza di patteggiamento impugnata del Tribunale di Rimini (ricorso pacificamente ammissibile in quanto la determinazione della sanzione accessoria non è oggetto di accordo) in quanto il Tribunale aveva applicato la sanzione nel massimo di due anni senza alcuna motivazione.

Filippo Poggi

Armi giocattolo e scacciacani prive del tappo rosso – conseguenze sanzionatorie art. 4 Legge n. 110-1975

In materia si è arrivata ad una buona certezza interpretativa dell’art. 4, comma 2 della Legge n. 110-1975 in relazione dell’art. 5, comma 4 della medesima Legge (contravvenzione punita con pene congiunte quindi non oblabile a meno che non venga riconosciuto il fatto di lieve entità ma in quel caso la somma di versare è di Euro 3.333,00) per in riferimento alle armi giocattolo ed alle scacciacani (in grado di sparare cartucce a salve) non è consentito il porto fuori dall’abitazione senza giustificato motivo (quindi praticamente mai) mentre la detenzione in abitazione di scacciacani ed armi giocattolo senza tappo rosso inamovibile è senz’altro lecito come appare dalla lettera della norma e della giurisprudenza allegata che ha annullato un sequestro a fini di confisca di scacciacani detenute in casa in un armadietto. L’uso di questi strumenti per commettere altri reati di cui possono essere elementi costitutivi o circostanze aggravanti (rapina etc.) si configura ogniqualvolta il tappo rosso non sia chiaramente percepibile dalla persona offesa. In allegato la sentenza Cass. sez. II 22-06-2021 n. 39253 che ha rilanciato qualche attesa circa la possibilità di portare liberamente fuori dall’abitazione i predetti strumenti ma ad avviso di chi scrive si tratta di un abbastanza evidente errore oltre che di un obiter dictum della pronuncia (cfr. punto 2.2).

Regolate a parte le armi giocattolo per softair che possono essere acquistate anche dai sedicenni ma non devono erogare una energia cinetica superiore a 1 joule.

Filippo Poggi

Armi ad aria compressa – giurisprudenza penale

Nel nostro Ordinamento le armi ad aria compressa di potenza non superiore a 7,5 joule (per capirci, per uccidere un cinghiale servono almeno 2.500 joule con un proiettile che viaggia a circa 700 m/s) non sono considerate armi comuni da sparo (lo sono quelle con potenza superiore a 7,5 joule) ma nemmeno armi giocattolo che devono essere totalmente inoffensive: la definizione normativa è di armi con modesta capacità offensiva.

La disciplina di dettaglio è prevista dal D.M. 09.08.2001 n. 362 che non è mai stato modificato e che prevede che queste armi possono essere acquistate liberamente (ma non per corrispondenza) da chi sia maggiorenne ed esibisca un documento di identità. Non sono soggette ad obbligo di denuncia, essendo comunque armi non possono essere portate fuori dall’abitazione senza giustificato motivo mentre possono essere trasportate purché scariche e riposte nella custodia.

Non sono previsti limiti nel numero di armi che possono essere detenuti e neppure particolari oneri di custodia (armadietto blindato etc.).

Oltre che nei poligoni possono essere usate in luoghi privati chiusi non accessibili al pubblico.

In allegato due sentenza di qualche interesse: in quella della Prima Sezione penale è stato condannato un soggetto cui era stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale e che deteneva una di queste carabine ad aria compressa sulla base del fatto che il divieto di detenere armi riguarda anche quelle a “modesta capacità offensiva” mentre in quella della Quinta Sezione Penale si è affermato che la minaccia possa in essere imbracciando una carabina ad aria compressa costituisce una minaccia aggravata.

In relazione a questo tipo di armi a ridotta potenza in caso di violazione delle norme regolamentari è prevista una sanzione amministrativa e non è consentita la confisca ai sensi dell’art. 240 del codice penale e neppure quella speciale prevista dall’art. 6 della Legge n. 152/1975 (cfr. Cass. sez. I, 31.01.2008 n. 8982 che ha stabilito l’annullamento della confisca).

Per una modesta comparazione si consideri che in Francia sono di libera vendita armi da aria compressa con potenza non superiore a 20 joule.

Filippo Poggi

La media edittale

La Corte di Cassazione ha chiaramente indicato cosa sia la “media edittale” pena per infliggere la quale ha oneri di motivazioni un pochino più impegnativi ma tutto sommato che si risolvono in un richiamo all’art. 133 codice penale con indicazione degli elementi presi in considerazione nel caso di specie (tuttavia resto insuperato l’insegnamento della Cass. sez. un. 21-04-1979 n. 5519, Pelosi).

La media edittale non ovviamente la metà del massimo della pena e neppure il risultato della somma della pena minima con quella massima (come ritenevo io..) ma un volta individuata la “forbice edittale” ovvero il numero di mesi o anni che separano il minimo dal massimo di divide il risulta per due e si somma alla pena minima: il risultato e la media edittale.

In concreto nell’omicidio colposo non aggravato la pena va da 6 mesi a 5 anni: la forbice edittale è di 4 anni e 6 mesi che diviso due fa 2 anni e tre mesi sommati ai 6 mesi delle pena base si ottiene la media edittale di 2 anni e 9 mesi.

Filippo Poggi

Convegno Corte di Cassazione – La colpa penale novità normative e orientamenti degli interpreti – 09.05.2022

Si è appena concluso un Convegno presso la Suprema Corte di Cassazione in tema di reato colposo con relatori assoluta eccellenza (partecipazione anche a mezzo Zoom).

I temi trattati oltre alla struttura del reato colposo, sono stati la colpa medica (anche quella del periodo pandemico), la colpa nell’attività di impresa e i reati colposi contro l’ambiente.

Mi limito ad inviare alcune sentenze e documenti che sono stati citati nel corso delle relazioni e che possono essere utili a tutti per un aggiornamento professionale in tema di colpa penale.

Filippo Poggi