Civile

Protezione umanitaria e permesso di soggiorno per calamità

Il principio è stato affermato dalla I Sezione Civile della Suprema Corte con l’ordinanza n. 2563/20, depositata il 4 febbraio. Il caso. Il Tribunale di Ancona aveva respinto il ricorso proposto da un cittadino del Bangladesh avverso il provvedimento con cui la Commissione territoriale aveva a sua volta rigettato la domanda di protezione internazionale proposta, con esclusione della sussistenza dei presupposti per la protezione umanitaria. Dal racconto del richiedente non risultano infatti circostanze di pericolo richieste dalla Convenzione di Ginevra, fermo restando che la generica gravità della situazione socio-economica del paese di origine e la mancata possibilità di esercitare le libertà

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La costituzione del fondo patrimoniale è un atto a titolo gratuito suscettibile di revocatoria

Lo ha chiarito la Suprema Corte con ordinanza n. 2077/20 depositata il 30 gennaio. Il caso. La Corte d’Appello confermava la decisione del Tribunale che dichiarava inefficace l’atto notarile con cui la ricorrente, dichiarata fallita, aveva costituito, con il consenso del marito, un fondo patrimoniale nel quale aveva conferito un fabbricato ad uso abitativo. Avverso tale pronuncia, la ricorrente ricorre per cassazione lamentando la non ritenuta destinazione ai bisogni della famiglia del bene conferito nel fondo patrimoniale. Fondo patrimoniale. Sul tema la Cassazione richiama il principio secondo cui «la costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata

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Uso distorto od incauto della richiesta di equa riparazione? Il conto da pagare va da euro 1.000,00 a 10.000,00

Gli Ermellini confermano la legittimità delle sanzioni stabilite dal legislatore volte a reprimere l’uso colposo del mezzo processuale. Lo ha sancito la Corte di Cassazione con sentenza n. 6865/17 depositata il 16/3/2017. Tutto parte da una istanza per equa riparazione. In I° grado il Tribunale respingeva la domanda ed, altresì, condannava il ricorrente a pagare la somma di € 3.400,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell’art. 5-quater della l. n. 89/2001. Si rammenta che la norma testè richiamata dispone che «con il provvedimento che definisce il giudizio di opposizione, il giudice, quando la domanda per equa riparazione è dichiarata inammissibile

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L’equo indennizzo è un credito cedibile

Lo stabilisce il Tar Trento, applicando un principio sancito dalla Cass. Civ. Sez. III n. 22601/13, ha inserito tra i crediti cedibili anche l’equo indennizzo visto che è un danno non patrimoniale dovuto alla giustizia lumaca. L’art. 69 R.D. n. 2440/23 sancisce che la cessione dei crediti vantati nei confronti della PA può avvenire anche senza il consenso del debitore, purché risulti da atto pubblico o da scrittura autenticata dal notaio notificata all’amministrazione centrale, ovvero all’ente o all’ufficio o al funzionario cui spetta ordinare il pagamento. (Tar Trento, sez. Unica, sentenza n. 178/16; depositata il 30 marzo). Fonte: www.dirittoegiustizia.it 23.12.2019

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Ai sensi del d.m. n. 127/2004 i minimi tariffari sono inderogabili

Lo ribadisce la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22742/2019 che trae origine dal ricorso presentato da una donna avverso la sentenza con cui la Corte di Appello di Roma, riformando solo parzialmente la precedente pronuncia di primo grado, aveva accolto il motivo di gravame relativo alla riduttiva liquidazione degli esborsi e delle spese di CTU sostenuti, respingendo tuttavia le altre censure proposte. La ricorrente era stata coinvolta in un grave incidente stradale per il quale era stata riconosciuta in primo grado la colpa esclusiva del conducente di un altro autoveicolo. Per quanto qui di interesse, la ricorrente ha

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Compenso avvocati: opposizione al decreto di liquidazione e dovere del giudice di chiedere i documenti

Il principio è stato espresso dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22795/19, depositata il 12 settembre, nell’ambito di un giudizio di opposizione al decreto di liquidazione delle spese di giustizia introdotto, ex art. 170 d.P.R. n. 115/2002, dal difensore di una parte ammessa al gratuito patrocinio. All’avvocato era stata liquidata una minima somma dei compensi richiesti, ed in particolare quelli relativi al solo giudizio di rinvio, non anche al giudizio dinnanzi alla Corte d’Appello, per cui il Tribunale riteneva che il legale non avesse fornito sufficiente documentazione probatoria. L’avvocato impugnava la decisione trovando sul punto il favore dei Giudici della Suprema

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(In)applicabilità della sospensione feriale dei termini

Nei giudizi aventi ad oggetto il riconoscimento della protezione internazionale del cittadino straniero, l’inapplicabilità del principio della sospensione dei termini feriali, introdotta con l’art. 35-bis, comma 14, d.lgs. n. 25/2008, non trova applicazione rispetto ai ricorsi avverso decisioni delle Commissioni territoriali emesse e comunicate (o notificate) anteriormente alla data di entrata in vigore della norma citata.   Così ha deciso la Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza n. 22304/19; depositata il 5 settembre. Ragioni della decisione Il Tribunale di Venezia ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso proposto il 22/8/2017 da A.D. avverso il provvedimento notificato il

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Rito sommario speciale per le controversie sul compenso dell’avvocato

La Cassazione ribadisce che le controversie per la liquidazione del compenso dell’avvocato nei confronti del cliente, previste dall’art. 28 l. n. 794/1942, come modificata dall’art. 34 d.lgs. n. 150/2011, devono essere trattate con la procedura di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150/2011, anche nel caso in cui la domanda abbia ad oggetto l’an della pretesa.   Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 4485/18, hanno infine fatto luce sul tema: dopo l’entrata in vigore dell’art. 14 d.lgs. n. 150/2011, le controversie relative al compenso dell’avvocato possono essere introdotte con ricorso ai sensi dell’art. 702-bis c.p.c. con procedimento sommario speciale

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La liquidazione delle spese deve sempre essere motivata

A ribadirlo è la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 27234/18; depositata il 26 ottobre. I criteri di determinazione delle spese devono essere fondati solo su fatti oggetto di giudizio. La quantificazione delle spese deve avvenire sulla base delle tariffe in vigore al momento della liquidazione. Sotto il profilo della quantificazione delle spese inoltre, ribadendo i principi affermati da Cass. SS.UU. n. 17405/2012 e ribaditi da ultimo da Cass. n. 30529/2017, ritiene la Corte che “si applicano i nuovi parametri …. ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in

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Espulsione dello straniero: sospesa se il permesso di soggiorno è in attesa di rinnovo

Così il Supremo Collegio con l’ordinanza n. 5352/19, depositata il 22 febbraio. In primo luogo la S.C. ricorda che in base all’art. 13, comma 2, lett. b), d.lgs. n. 286/1998 l’espulsione dello straniero «è consentita» allorquando il permesso di soggiorno sia scaduto da più di 60 giorni «senza che sia intervenuta richiesta di rinnovo». Ribadisce, in secondo luogo la Corte, che l’efficacia esecutiva del provvedimento di diniego della protezione internazionale è sospesa allorquando il richiedente asilo propone ricorso avverso suddetto provvedimento. In caso di ricorso, dunque, il richiedente gode di una «situazione di non espellibilità fino all’esito della decisione sul

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La domanda di addebito della separazione può essere introdotta con memoria integrativa

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17590/19, depositata il 28 giugno. Il caso. La Corte d’Appello di Roma rigettava l’impugnazione avverso la sentenza del Tribunale nella parte in cui aveva addebitato al ricorrente la separazione personale dalla coniuge ritenendo tempestiva la domanda avanzata in primo grado da quest’ultima nella memoria integrativa di cui all’art. 709, comma 3, c.p.c.. L’ex marito ha impugnato tale decisione dinanzi alla Suprema Corte dolendosi per aver la Corte territoriale ritenuto tempestiva la domanda di addebito avanzata dalla donna per la prima volta in primo grado con memoria integrativa ex art- 709,

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Separazione e divorzio: la modifica delle statuizioni ammessa solo in caso di revisione

I provvedimenti presi dal Tribunale dei minori, avendo ad oggetto questioni e circostanze diverse, non intervengono sull’esecutività delle statuizioni, sulle questioni economiche, prese nell’ambito di procedimenti di separazione o di scioglimento del matrimonio. Questo è il principio ribadito dalla Terza Sezione della Suprema Corte, con la sentenza n. 17689/2019, emessa nella Camera di Consiglio del 30 aprile 2019 e depositata il successivo 2 luglio Il caso. La sentenza del Tribunale di Treviso aveva dichiarato cessati gli effetti civili del matrimonio del 13 gennaio 2010, ponendo a carico del padre un assegno o contributo per il mantenimento del figlio, contestualmente collocato presso

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Il termine per la presentazione dell’istanza di mediazione è perentorio?

Nella mediazione demandata, il termine di 15 giorni per la presentazione dell’istanza di mediazione è da considerarsi perentorio, e quindi se viene presentata in ritardo, determina l’improcedibilità della domanda. (Tribunale di Lecce, sentenza 3 marzo 2017) Sentenza del Tribunale di Lecce riguardo alla questione, assai dibattuta, relativa alla perentorietà o meno del termine di 15 giorni, previsto dall’art. 5, comma 2, d.lgs. n. 28/10 e successive modifiche. La questione è stata sino ad oggi piuttosto dibattuta. In realtà, le prime sentenze hanno negato che il termine fosse perentorio: si vedano ad esempio, Tribunale di Firenze, sez. III Civile, sentenza 4

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Niente pensione di reversibilità in assenza di assegno di divorzio

Lo sostiene la Corte di Cassazione nell’ordinanza 11129/19, depositata il 19 aprile. La fattispecie. Una vedova faceva domanda per ottenere la pensione di reversibilità a seguito della morte del marito da cui aveva divorziato. La donna, infatti, sosteneva di essere titolare di un assegno di mantenimento, riconosciutole dal Tribunale in sede di giudizio di separazione. Il Tribunale di Roma respingeva la domanda in quanto l’assegno previsto in sede di separazione, di natura alimentare e fondato sul presupposto della permanenza del vincolo coniugale, non poteva rivivere una volta dichiarata la cessazione degli effetti del matrimonio; inoltre, difettando dunque, in capo alla ricorrente

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Sottrazione internazionale del minore

In caso di sottrazione internazionale del minore, se c’è il rischio fondato di pericoli fisici o psichici per il minore e se quest’ultimo ha anche espresso una volontà contraria al rientro, i giudici nazionali non sono tenuti a disporre il rimpatrio del minore ritenuto sottratto. La Corte di Cassazione, prima sezione civile, si è pronunciata con ordinanza n. 9767/19 dell’8 aprile, respingendo il ricorso di una madre che chiedeva il rientro in Germania della propria figlia.  Per la Suprema Corte, che ha ritenuto infondato il ricorso, non si è verificata alcuna violazione della Convenzione dell’Aja sugli aspetti civili della sottrazione

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Necessario motivare la mancata audizione del minore infradodicenne

Interessante sentenza della Corte di Cassazione che ha ribadito l’obbligo del Giudice – già contemplato dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo – di sentire il minore nelle procedure giudiziarie che lo riguardano o di motivare la sua mancata audizione. Il caso. Nel 2017, il Tribunale di Vicenza, con decreto emesso ai sensi dell’art. 337-bis c.c., accogliendo parzialmente le istanze di una madre, nei confronti dell’altro genitore, disponeva l’affidamento condiviso dei due figli minorenni, con collocazione prevalente presso l’abitazione materna. Il Tribunale accoglieva anche l’istanza materna di iscrizione di un figlio, infradodicenne, presso la scuola secondaria del Comune di residenza,

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Erronea diagnosi e conseguente nascita indesiderata: anche il padre ha diritto al risarcimento

Lo ha affermato la Cassazione, con ordinanza n. 2675/18, depositata il 5 febbraio. La vicenda. Il Tribunale di Alessandria rigettava la domanda dell’attore volta ad ottenere, nei confronti di un Azienda Ospedaliera, il risarcimento dei danni subiti per l’erronea esecuzione dell’intervento di raschiamento uterino cui era stata sottoposta la moglie a seguito del quale la gravidanza era proseguita e si era conclusa con la nascita di una bambina, contro la volontà dei genitori. Il Tribunale, con sentenza confermata anche dalla Corte d’Appello, sosteneva che non fosse dimostrato che gli interessati avessero espresso la sicura volontà di abortire. Motivazione del tutto illogica

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La rilevanza dell’inizio della convivenza more uxorio ai fini dell’esclusione dell’assegno divorzile

Il caso. La controversia oggetto di ricorso per cassazione trae origine da un procedimento per la modifica delle condizioni di divorzio nel giudizio svoltosi davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Nella specie il Giudice di merito, in riforma della decisione di prime cure, escludeva che la convivenza more uxorio dell’ex coniuge, beneficiario dell’assegno divorzile, facesse venire meno il diritto all’assegno stesso. La decisione di merito è contestata davanti alla Suprema Corte dall’ex marito, in qualità di obbligato al versamento dell’assegno. La Cassazione per decidere la controversia ha richiamato l’ormai consolidato principio di diritto secondo il quale la convivenza more uxorio dell’ex coniuge, fa venir

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Al “termine lungo” per l’impugnazione vanno aggiunti i 31 giorni della “nuova” sospensione feriale

La Sez. III civile della Cassazione (sentenza n. 6592/19, depositata il 7 marzo). La questione processuale affrontata dalla S.C. riguarda l’eccepita tardività del ricorso per cassazione, notificato, secondo le tesi a sostegno dell’eccezione, con un giorno di ritardo in ragione del termine della sospensione feriale, ormai limitato ad “un mese”. A tale proposito la Cassazione precisa che non si tratta di “un mese” di sospensione feriale, bensì di “31 giorni”. Secondo un più generale principio, infatti, per i termini mensili o annuali, fra i quali è compreso quello di decadenza dall’impugnazione ex art. 327 c.p.c., osserva, a norma degli artt. 155, comma

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Assegno divorzile e onere della prova nella situazione reddituale delle parti.

La valutazione delle prove è rimessa, ai sensi dell’art. 116 c.p.c., al prudente apprezzamento del giudicante e non può ritenersi in alcun modo condizionata dalla scelta, parimenti discrezionale, di disporre, d’ufficio o su istanza di parte, indagini patrimoniali tramite polizia tributaria al fine di procedere al doveroso accertamento dei fatti rilevanti per la decisione. Così la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9535/19, depositata il 4 aprile. I Supremi Giudici ribadiscono un principio già affermato in una precedente pronuncia di legittimità, ad avviso della quale in sede di determinazione dell’assegno di divorzio, l’occupazione di fatto di un immobile da

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